isole di venezia, isole della laguna di venezia, isole venezia, piccole isole di venezia, murano, burano, mazzorbo, torcello, sant'erasmo, pellestrina, treporti

guida di venezia |  bed and breakfast |  appartamenti

ITA |  ENG |  DEU |  FRA |  ESP
Home Mappa del sito Chi siamo Mission Termini di utilizzo Privacy Prenotazioni on-line E-mail

Venezia: le Isole

Il cuore della laguna!

Murano

Murano è un'isola della Laguna Veneta, situata a nord-est di Venezia, lungo il canale dei Marani. Come la stessa Venezia, nella realtà è composta da sette isole minori, di cui due di origine artificiale (Sacca Serenella e Sacca San Mattia), divise da canali e rii e collegate tra loro da ponti. É totalmente urbanizzata (escludendo la Sacca S. Mattia tuttora in fase di bonifica) e vi abitano circa 5.500 persone. La località è nota in tutto il mondo per il plurisecolare artigianato della lavorazione del vetro.

L'isola di Murano, fondata da profughi Altinati, ricevette dapprima il nome di Ammuriana, una delle porte di Altino, storpiata in seguito in Ammurianum ed infine in Murano. Nata in origine come città-porto dove una delle maggiori fonti di sostentamento per la popolazione era la pesca, diventò ben presto importantissima per la lavorazione artistica del vetro, grazie ad un decreto della Serenissima Repubblica del 1295, che ne sanciva il trasferimento delle fornaci da Venezia, poiché vi era il pericolo d'incendi in quanto la stragrande maggioranza degli edifici veneziani era costruita in legno. Così iniziò l'attività vetraria che la rese celebre in tutto il mondo. Murano, rispetto alle altre isole della laguna, ebbe il privilegio di potersi dare delle leggi, garantite da un Maggior Consiglio formato da un discreto numero di nobili muranesi (circa cinquecento e presieduto da un Podestà), tanto che riuscì a coniare anche una propria moneta, l'Osella. L'isola continuò a godere di una certa autonomia anche dopo l'avvento di Napoleone, il quale ne depauperò e demolì moltissime chiese (se ne contavano 18, oggi ne sono rimaste 3), degli Austriaci; solamente dopo la Grande Guerra, precisamente nel 1923, cessò di essere Comune autonomo per essere assorbita in quello di Venezia.

Nel 1295 si decretò che le vetrerie di Venezia, attive probabilmente già prima del mille, fossero trasferite a Murano dal momento che i forni dei laboratori erano spesso responsabili di disastrosi incendi, che divenivano particolarmente gravi perché all'epoca le costruzioni erano principalmente in legno.

Concentrare le vetrerie a Murano servì alla Serenissima a controllarne meglio l'attività, gelosa di un'arte che l'aveva resa celebre in tutto il mondo sin dalle origini. I mastri vetrai erano obbligati a vivere sull'isola e non potevano lasciare Venezia senza un permesso speciale. Molti tuttavia riuscirono a fuggire, esportando all'estero le loro celebri tecniche. La più importante crisi che colpì l'industria fu quella del XV secolo, quando si cominciò la fabbricazione dei cristalli di Boemia, forse ispirati agli stessi vetri di Murano. Venezia ne uscì, specie da quando il vetro fu utilizzato per la realizzazione di lampadari, tutt'oggi tra i manufatti più noti di Murano.

Solo i mastri vetrai, fra i non nobili, potevano sposare figlie di patrizi. La Repubblica infatti, emanò un decreto, in seguito ai disordini avvenuti nel Maggior Consiglio di Murano, che dichiarava cittadini muranesi solamente coloro i quali fossero nati nell'isola o avessero acquistato immobili nella stessa. Nel 1602, il podestà Barbarigo, nel censire gli isolani, ricorse alla compilazione di un Libro d'Oro. L'iter per ottenere l'iscrizione non era né semplice né breve e infatti avveniva solamente mediante il consenso della Repubblica. Chi non risultava iscritto non poteva svolgere alcun tipo di lavoro in vetreria, non partecipava ai consigli e non fruiva di tutti gli altri privilegi concessi ai cittadini muranesi.

Prima dell'avvento di Napoleone Bonaparte, nell'isola si contavano diciotto tra parrocchie, monasteri e conventi. Oggi rimangono solamente tre chiese funzionanti (Santa Maria e Donato, San Pietro Martire, Santa Maria Degli Angeli), mentre sono visibili i resti di alcune altre chiese come Santa Chiara, San Maffio e Santo Stefano. Diversa è la situazione dell'oratorio dei Santi Giuseppe e Teresa, oratorio dell'ospizio Briati.

La Basilica dei Santi Maria e Donato nacque probabilmente nel VII secolo, originariamente dedicata a Maria. Nel 1125, dopo la conquista di Cefalonia, vi furono collocate le spoglie di san Donato; assunse così il nome attuale. Successivi restauri l'hanno trasformata sensibilmente, presenta tre navate che convergono nell'abside centrale, rigorosamente rivolta verso est. Ed è proprio l'abside a rappresentare una delle parti più rilevanti dell'intero edificio, rivolta com'è verso le fondamenta, mentre la facciata è architettonicamente meno rivoluzionaria, tendente com'è a rispettare i moduli ravennati. Di notevole importanza, all'interno, è il pavimento musivo, presumibilmente contemporaneo a quello della basilica di San Marco.

La Chiesa di Santa Maria degli Angeli, affacciata sull'omonimo canale (una tempo detto Canale di Santo Stefano), sorge in uno degli estremi lembi dell'isola. Fondata nel 1188, grazie a Ginevra Gradenigo, figlia del patrizio Marino, che donò un terreno con adiacenti acque all'abadessa Giacomina Boncio al fine di edificare una chiesa ed un monastero in onore della Vergine. Riedificata nel Cinquecento, era ricca di tele e preziosi, specie in seguito alla bolla papale che ne sancì l'unione con la chiesa di Santa Maria di Piave di Lovadina, in provincia di Treviso. La chiesa fu visitata nel 1574 da Enrico III, re di Francia e Polonia, e vi si conservavano le spoglie del doge Sebastiano Venier, eroe di Lepanto, le quali furono trasportate, con pompa solenne, nella basilica dei Santi Giovanni e Paolo, il 30 giugno 1907. Dopo un periodo di abbandono, durante il quale molte delle opere furono trasferite nella chiesa di San Pietro Martire, una parte dell'edificio fu convertita a lazzaretto, atto ad ospitare le famiglie più povere. Il campanile, alto trentun metri, risale alla metà del Cinquecento.

La Chiesa di San Pietro Martire situata nel Rio dei Vetrai, e fondata nel 1348 in onore di san Giovanni Battista, fu totalmente demolita a causa di un incendio dal quale non si poté salvare niente. Fu quindi ricostruita nel 1511 e dedicata a San Pietro Martire. Divisa in tre navate con colonnato in marmo, risultano di grande interesse le tele ad opera di Giovanni Bellini Assunzione della Vergine e Santi e Il doge Barbarigo presentato alla Vergine e al Putto. Caratteristici e di inestimabile valore sono i lampadari in vetro con le famose mandole. Molte altre opere contenute nella chiesa sono quello che si è potuto salvare dalla razzia di Napoleone Bonaparte dalle altre chiese dell'isola. Nell'ala destra si può ammirare la splendita cappella della famiglia Ballarin, dedicata a San Giuseppe e a Maria, che il celebre vetraio Giorgio Ballarin fece costruire per sé (vi riposa dal 1506), per la sua famiglia e per i suoi discendenti. Nella stessa cappella sorge inoltre il monumento funebre dedicato al Cancellier Grande della Repubblica di Venezia, Giovanni Battista Ballarin, morto il 29 settembre del 1666 a Isdin in Macedonia e la tomba di suo figlio, Domenico Ballarin, anche lui Cancellier Grande della Repubblica di Venezia, morto il 2 novembre 1698.

Il Palazzo Giustinian (Museo del vetro), di grande interesse storico artistico, sorge in Fondamenta Marco Giustinian, all'interno di un palazzo in stile gotico, antica residenza dei vescovi di Torcello. Dopo uno dei periodi più oscuri che il vetro di Murano abbia mai passato, in concomitanza con la caduta della Repubblica e l'invasione straniera, nel 1805 con la soppressione della diocesi di Torcello, il palazzo divenne proprietà del patriarcato di Venezia fino al 1940, anno in cui fu venduto al Comune di Murano. Antonio Colleoni, sindaco di Murano e l'abate Vincenzo Zanetti decisero, nel 1861, di fondare all'interno del palazzo il Museo del Vetro, atto a raccontare la storia e l'evoluzione dell'arte vetraria nel corso dei secoli. Vasi, coppe, sculture e soprattutto i maestosi lampadari, di cui il più imponente, a sessanta bracci, è stato realizzato dai Maestri Lorenzo Santi e Giovanni Fuga. Per un breve periodo fu istituita anche una scuola per il disegno e la produzione del vetro soffiato insegnando l'evoluzione della tecnica nel corso dei secoli. Il Museo fa parte dei Musei Civici Veneziani dal 1923, anno dell'annessione dell'isola al Comune di Venezia. Fu sede inoltre del Municipio di Murano, trasferito in seguito a Palazzo Da Mula.

Il Faro di Murano è una costruzione cilindrica in marmo d'Istria molto importante nonostante la sua posizione alquanto interna rispetto al mare: il fascio di luce infatti, potenziato da un ingegnoso gioco di specchi, punta diretto al centro della Bocca di Porto del Lido, agevolando il rientro delle navi durante la notte. Durante l'alto Medioevo, il faro sergeva sottoforma di torre in legno, non troppo alta, alla cui sommità venivano accesi dei fuochi; la luce prodotta dal fuoco veniva riflessa mediante un gioco di specchi così secondo una tecnica adottata addirittura dai Romani, veniva illuminata la Laguna. È situato all'estremità di Viale Garibaldi (Bressagio), precisamente in Fondamenta Francesco Maria Piave.

Burano

Burano è un'isola abitata della laguna di Venezia ed è una frazione del comune di Venezia. Vi abitano circa 3.000 persone ed è collegata da un ponte all'isola di Mazzorbo, che ne è divenuta una sorta di appendice.

È nota per le sue tipiche case vivacemente colorate, ma anche per la secolare lavorazione artigianale dei merletti e per le tradizioni gastronomiche (tipici dolci sono i bussolai).

Analogamente a Venezia, anche Burano è divisa in sestieri che sono, nello specifico, San Martino Sinistro, San Martino Destro, San Mauro, Terranova e Giudecca (da non confondere con l'omonima isola).

Il suo nome deriverebbe da Boreana, uno dei quartieri della città romana di Altino, o forse una delle sue porte (quella posta a Nord-Est, da dove giungeva la bora). Burano fu infatti fondata, come le altre isole vicine, dagli abitanti di questo centro stabilitisi in laguna per sfuggire alle invasioni barbariche, in particolare agli Unni di Attila e ai Longobardi.

Le prime abitazioni erano poste su palafitte con le pareti fatte di canne e fango e solo a partire dall'anno Mille furono costruite case in mattoni. Burano poteva godere anche di un clima mite e salubre grazie ad una certa ventilazione che allontanava la malaria. Il governo locale, di tipo comunale, cadde ben presto sotto l'orbita di Venezia a cui rimase sempre legata.

Il cuore del paese è Piazza Baldassare Galuppi, realizzata interrando un canale, sulla quale si affaccia la chiesa di San Martino. È nota per la lavorazione artigianale dei merletti, nonché per le sue tipiche case vivacemente colorate, sebbene il motivo e l'origine di questa usanza non sia ancora chiaro. Un'ipotesi suggerisce che ogni colore sarebbe semplicemente il simbolo di una determinata famiglia, visto che ancor oggi a Burano vi sono pochi ma molto diffusi cognomi. Per questo motivo a Burano, come in altri luoghi del Veneto, si utilizzano dei soprannomi aggiunti al cognome per distinguere un ramo familiare dall'altro.

Un'altra supposizione, forse più fondata, afferma che i colori vivaci servirebbero ai barcaioli per ritrovare la propria casa in presenza della nebbia, che a Burano si presenta particolarmente fitta.

Da ricordare che per tutto il periodo del Regno d'Italia per cambiare il colore di una casa serviva chiedere il permesso ad un sovrintendente. Gli abitanti di Burano attualmente non hanno bisogno di richieste per variare il cromatismo delle loro case, mentre in qualsiasi altra isola della laguna la legge lo prevede.

L'unica chiesa che si erge nell'isola è quella di San Martino. Famoso il suo campanile, caratterizzato da una forte pendenza dovuta al parziale cedimento dei suoi basamenti, fondati, come alcune parti di Venezia, su palafitte. L'unica Piazza del paese è la piazza Baldassare Galuppi. Tipico dolce di Burano è il bussolà di biscotto a ciambella giallo di uova, farina e burro, da non confondere con l'omonimo di Chioggia, un pane tostato a ciambella.

Mazzorbo

Mazzorbo è un'isola della Laguna Veneta ad est di Burano. Ne è divenuta una sorta di appendice da quando un ponte l'ha collegata a quest'ultima. Vi si trovano il campo da calcio ed il cimitero di Burano ed alcuni insediamenti di case popolari.

L'isola ha un forma vagamente rettangolare, con il lato maggiore di circa 500 metri. Il paesaggio è ancora caratterizzato dalla presenza di aree coltivate su cui si svolgono, analogamente ad altre isole della Laguna, le tradizionali attività ortofrutticole (come la coltivazione castraure). Alcune aree sono invece urbanizzate da quartieri di recente costruzione che hanno contribuito a rivalorizzare l'isola dopo un certo periodo di decadenza. Gli abitanti, al 7 ottobre 2008, erano 344.

Anticamente denominata Maiurbium (forse da Magna Urbs, "città maggiore"), come tutti gli antichi centri lagunari nacque per effetto dello spopolamento delle città dell'entroterra, sotto la spinta delle ricorrenti invasioni barbariche: all'anno 640 risale in particolare la distruzione della vicina Altino da parte dei Longobardi.?Fin dai primi tempi l'isola, potendo godere della vicinanza di Torcello, a quel tempo emporion mega ("grande emporio") della laguna, vantava di ricchi palazzi e numerose chiese (forse quindici) suddivise in ben cinque parrocchie: San Pietro (duomo), Sant'Angelo, Santo Stefano, San Bartolomeo, Santi Cosma e Damiano. Diversi furono anche i monasteri: Sant'Eufemia, Santa Maria Valverde, San Maffio, Santa Maria delle Grazie, Santa Caterina. Raggiunto il massimo splendore nel X secolo, dopo il Mille anche Mazzorbo, come i centri vicini, iniziò a declinare in favore della vicina Venezia. Divenne così un'isola "campestre", utilizzata per le attività agricole e luogo di svaghi per i patrizi veneziani. Dell'antica Mazzorbo non resta oggi praticamente traccia, eccetto la chiesa di S. Caterina: innalzata tra il 1283 e 1291, la sua campana è la più antica della Laguna (1318).

Torcello

Torcello è un'isola situata nella zona settentrionale della laguna Veneta posta subito a nord di Burano. Si trova al centro di una zona di barene delimitata a sud-ovest dal canale dei Borgognoni-canale di Burano, a sud-est dal canale di Sant'Antonio e a nord dal canale di Torcello. A nord e ad est confina con le paludi della Rosa e della Centrega. Fu uno dei più antichi e prosperi insediamenti della laguna, fino al declino conseguente alla predominanza della vicina Venezia e al mutare delle condizioni ambientali. Attualmente l'isola conta appena una ventina di residenti, ma l'inestimabile patrimonio archeologico che ancora conserva ne fa un luogo turistico molto frequentato.

Abitata già in epoca romana, quando era probabilmente luogo di villeggiatura della nobiltà altinate (numerosi i reperti nella zona), divenne tra il V e il VI secolo rifugio delle popolazioni della vicina Altino a seguito delle invasioni barbariche. Si ritiene che il nome derivi da Torricellium, nome della principale torre di guardia di Altino e forse del quartiere ad essa adiacente.

Entrata nell'orbita dell'Esarcato bizantino di Ravenna, a seguito dell'ultima e più grave invasione, quella dei Longobardi, gli esuli della città di Altino vi trasferirono anche la sede episcopale nel 639, avviando la costruzione della cattedrale. L'isola formava, assieme alle vicine Mazzorbo, Burano, Ammiana e Costanziaco, la testa di ponte del commercio veneziano verso il Mar Adriatico, e fu così fiorente da avere decine di migliaia di cittadini. Nell'XI secolo venne riedificata la cattedrale, affiancata dalla nuova chiesa di Santa Fosca, e fino al XIV secolo Torcello costituì il principale centro di lavorazione della lana nel Ducato di Venezia. La città aveva una propria nobiltà ed era retta da due consigli, uno maggiore ed uno minore, affiancanti prima il gastaldo ducale e poi il podestà. A partire dal XV secolo, però, la vicinanza alla città di Venezia, l'aria malsana conseguente all'impaludamento di questa zona della laguna e le continue pestilenze (durissime quelle del Trecento e del Cinquecento), provocarono un progressivo declino dell'isola. Tanto che nel 1429 il doge Francesco Foscari era costretto ad ordinare al podestà di Torcello di far cessare la continua razzia di marmi e materiale lapideo cui erano dediti gli abitanti di Venezia e Murano nella sua città. Tuttavia ancora per il Cinquecento si parla di numeri oscillanti fra i 20.000 e 50.000 residenti nella città. A seguito dell'inarrestabile declino, gli edifici andarono in rovina o furono smantellati per fornire laterizi e materiale da costruzione per lo sviluppo edilizio di Venezia.

La Cattedrale di Santa Maria Assunta fu ristrutturata nella forma attuale intorno all'anno mille. Caratteristica singolare: è costituita dai finestroni con imposte formate da lastre di pietra. La parete occidentale, corrispondente con l'ingresso principale, è occupata, all'interno, da un mosaico in stile bizantino di notevolissime dimensioni che rappresenta il Giudizio Universale.

La Chiesa di Santa Fosca, che risale al XII secolo, ha pianta a croce greca ed un porticato con colonne di marmo e capitelli che ripete il motivo architettonico dell'interno. Le chiese a croce greca sono molto rare e sono sintomo del dominio culturale bizantino che subì Venezia fra il IX e il XII secolo. Nello spiazzo prospiciente i due edifici sacri, delimitato anche dal palazzo del Podestà, sede del museo archeologico, vi è il cosiddetto trono di Attila, più probabilmente un seggio riservato ai magistrati incaricati di amministrare la giustizia. Il Ponte del Diavolo, posto sul canale dei Borgognoni, conserva la caratteristica forma originaria priva di spallette come in origine erano tutti i ponti veneziani.

Sant'Erasmo

Sant'Erasmo è una delle più estese isole della Laguna Veneta. Si trova nel tratto di laguna a nord di Venezia, al centro di un ideale triangolo formato dalle isole di Murano e Burano e dal litorale di Punta Sabbioni. L'isola è nota per i suoi orti (tipiche primizie sono le castraure, carciofini colti precocemente). Fu per questo soprannominata Orto de Muran. L'isola è raggiungibile, con collegamenti orari, sia da Venezia (Fondamente Nuove) che da Cavallino-Treporti con la linea 13 dei vaporetti ACTV.

Sant'Erasmo doveva essere già conosciuta presso i romani come luogo di villeggiatura. Allora e fino ad un'epoca relativamente recente, l'isola si affacciava direttamente sul Mare Adriatico ma, con la costruzione della diga nord del Lido di Venezia e la conseguente formazione di Punta Sabbioni, risulta essere oggi completamente lambita dalle acque lagunari.

Popolata, come molte altre isole, dai fuggiaschi di Altino, fu conosciuta in passato con diverse denominazioni: Lido Mercede, in riferimento ad una leggenda secondo la quale, durante le opere per la costruzione della chiesa, sarebbe stata miracolosamente rinvenuta una grande quantità d'oro; lido Albo per le spiagge bianche; lido Bromio, per il rumore delle onde; o ancora, più generalmente, lido di Murano o di Torcello; durante il dogado di Paoluccio Anafesto era detta Pineta Maggiore in riferimento alle selve citate ancora in un documento del 1455 che decretavano aspre sanzioni contro chi le avesse danneggiate. Nel 792 vi fu fondata una chiesa (consacrata ai SS. Martiri Erme ed Erasmo) sul sito di un preesistente luogo di eremitaggio. Restaurata nel XII secolo, divenne parrocchia e gli isolani ebbero la facoltà di eleggere direttamente il proprio pievano. Durante la guerra di Chioggia fu occupata per breve tempo dai Genovesi. In seguito ebbe un periodo di fiorente sviluppo (gli archivi ricordano la presenza di vari luoghi di culto e di alcuni mulini a vento), interrotto nel XVI secolo da un'epidemia di peste che fece abbandonare quasi completamente la zona. Nel 1820 venne intrapresa una politica di ripopolamento che portò l'isola alle attuali condizioni. Sempre nell'Ottocento furono potenziate le già esistenti fortificazioni con la costruzione del Forte di Sant'Erasmo e dell'annessa Torre Massimiliana. L'attuale chiesa, ancora parrocchiale, fu costruita nel 1929 sui precedenti fondazioni.

Pellestrina

Pellestrina è uno dei tre stretti litorali che delimitano la Laguna Veneta. Con lo stesso nome si indica anche il centro principale dell'isola.

Come il Lido di Venezia, l'isola è lunga oltre 10 km ma si presenta più stretta. Situata al lato più meridionale della laguna, vicino a Chioggia, con cui è molto legata storicamente, il litorale è rinforzato a est in direzione del mare Adriatico dai noti Murazzi. Vi sorgono tre centri abitati principali, di cui due minori a Nord (San Pietro in Volta e Portosecco), e uno maggiore che è Pellestrina paese.?Il 4 aprile 2008 l'isola contava 4.208 abitanti, ripartiti tra Pellestrina (2.898), San Pietro in Volta (1.188) e Portosecco (122). La via di comunicazione principale è la strada comunale dei Murazzi, che percorre l'isola per tutta la sua lunghezza. All'estremità settentrionale, in località Santa Maria del Mare parte e arriva il ferry-boat che collega l'isola al Lido, mentre l'estremità meridionale è collegata tramite le motonavi a Chioggia.

Proseguendo verso sud si trova una stradina sterrata la quale, dopo circa un chilometro, diventa uno stretto basamento tra i Murazzi e la laguna sino al bosco di Ca' Roman, riserva naturale. Da qui un'altra stradina porta all'estremità meridionale dell'isola, costituita dal molo nord del porto di Chioggia.

Oltre i Murazzi fino ad un recente passato l'erosione aveva lasciato solo una semplice scogliera, finché attraverso un sistema di pennelli trasversali posti ad intervalli regolari è stato ripristinato l'ambiente originale, con un'ampia spiaggia sabbiosa che ha praticamente raddoppiato la superficie dell'isola. In tale circostanza è stato rimosso il relitto di un mercantile greco naufragato sugli scogli dell'isola e alla quale ha fatto da scenario per circa un ventennio.

L'origine del toponimo è ancora incerta. L'Olivieri lo mette in relazione con Filisto, generale e storico di Siracusa che, esiliato ad Adria, avrebbe fatto scavare dei canali che mettevano in comunicazione l'Adige e la Laguna Veneta, che allora si estendeva anche in questa zona (le fossae Philistinae). Prima di lui, il Filiasi ricordava che anticamente le fosse erano dette anche Pistrine, Pelestrine e Pilistine da cui, in ultima, il nome attuale.?Un'altra versione, più popolareggiante, lo fa derivare da pelle strana, come era quella degli abitanti, pescatori costretti a lavorare tutto il giorno in barca.

L'isola di Pellestrina fu abitata stabilmente, come tutti gli altri centri della laguna, in seguito alle invasioni barbariche che costrinsero la popolazione dell'entroterra a rifugiarsi in luoghi più sicuri. Il centro principale fu anticamente Albiola, citata per la prima volta in un documento dell'840, che sorgeva presso l'attuale San Pietro in Volta. Allora il litorale era diviso in due dal suo porto, che corrispondeva alla foce del Medoacus Minor, antico ramo del Brenta: a nord si aveva il lido di Albiola e a sud quello di Pellestrina.

Per una serie di eventi in gran parte incerti, Albiola decadde e il porto naturale su cui sorgeva si interrò (da cui l'attuale toponimo Portosecco), unendo così le due isole.

Gli abitati successivi, sorti più internamente all'isola, furono completamente distrutti durante la Guerra di Chioggia, ma il 1 luglio del 1380 il doge Andrea Contarini ne avviò la ricostruzione inviando a tale scopo quattro famiglie chioggiotte (i Vianello, i Busetto, gli Scarpa e i Zennaro). Tutt'oggi questi sono i cognomi più diffusi dell'isola e Vianelli, Busetti, Scarpa e Zennari sono anche i quattro sestieri in cui si divide Pellestrina. Nel 1920 Pellestrina, già comune autonomo, passò a Venezia.

Treporti

Un suggestivo itinerario che si sviluppa dal terminal affacciato alla grande Bocca di Porto che collega Venezia al mare, per poi inoltrarsi nei vasti orizzonti lagunari, attraverso gli antichi abitati del litorale di Cavallino.

Una volta oltrepassato Canale Pordelio, si giunge al centro abitato di Treporti, con la chiesetta dai due caratteristici campanili, per poi proseguire, lungo gli argini di Valle Zanella, fino alla località Saccagnana, con la storica corte rurale del "Pra", su cui si affacciano una elegante villa rustica e l'antica chiesetta edificata dai primi abitanti dell'isola.

L'itinerario si conclude a Lio Piccolo, in un paesaggio lagunare, caratterizzato dalle valli da pesca.