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Venezia: la porta Ovest

Le città della porta ovest di Venezia!

Viene definita Porta Ovest di Venezia la zona Ovest di accesso alla città che comprende le cittadine di Scorzè, Martellago, Spinea, Noale, Mirano.

Scorzè

Scorzè è un comune di 18.944 abitanti della provincia di Venezia. Il comune confina con le province di Treviso e Padova. Il territorio comunale è pressoché pianeggiante, di natura alluvionale al pari del resto della Pianura Padana. È inoltre ricchissimo di risorgive e di vie d'acqua, in particolare è attraversato dal fiume Dese e dai suoi affluenti. Il toponimo deriva presumibilmente dall'attività dei conciatori di pelle (gli scorzeri), diffusa nella zona durante il Medioevo.

In epoca romana, il territorio scorzetano era amministrato dal municipium di Treviso ed era intensamente coltivato. Tutt'oggi è possibile notare che la disposizione di alcune vie di comunicazione riflettono la regolarità dell'antico graticolato. Dopo le invasioni barbariche, con il territorio circostante fece parte del Regno dei Longobardi e in seguito del Sacro Romano Impero. È però in una bolla di papa Eugenio III del 1152 che viene nominata Scorzè per la prima volta, scritta per confermare i possedimenti del vescovo di Treviso Bonifacio. La zona era allora amministrata dalla diocesi, ma di fatto era divisa in vari staterelli indipendenti che per tutto il medioevo si scontrarono in aspre lotte. Il nome della città fu legato alle famiglie signorili degli Scorzadis prima e dei Tempesta poi. Nel 1241 Ezzelino III da Romano incendia il castello, tuttora simbolo della città, e spiana il terrapieno su cui sorgeva. Il centro del paese si sposta allora attorno alla chiesa. Nel 1338, dopo essere passata agli Ezzelini, agli Scaligeri e ai Carraresi, Scorzè seguì le sorti di Treviso e fu annessa alla Serenissima. Della seconda metà del Trecento sono da ricordare le tre invasioni degli Ungari che devastarono il territorio. Dopo il periodo napoleonico, che sancì la fine della Repubblica di Venezia, dal 1815 il paese è parte dell'Impero Austro-ungarico. È questo un periodo di rinnovamento per Scorzè che vede consacrato l'attuale cimitero (1828) e aperta la prima farmacia (1843). Il rinnovamento continua anche quando, nel 1866, il Veneto passa al Regno d'Italia. Nel 1888 è innalzato il municipio. Durante la Prima Guerra Mondiale Scorzè non fu coinvolta direttamente nel conflitto, ma ospitò comunque un ospedale militare allestito presso villa Conestabile. Il fascismo rappresentò uno degli eventi più duri per il paese che culminò, nel 1945, con la barbara esecuzione di numerosi oppositori. Lo stesso parrocco, monsignor Antonio Cercariolo si trovava spesso in disaccordo con i politici di allora.

Dopo la fine della guerra, Scorzè attraversò un fiorente periodo economico che la vide accrescersi sotto il punto di vista industriale e demografico.

Il più interessante edificio di architettura civile del capoluogo è senza dubbio Villa Soranzo Conestabile, costruita nel XVI secolo dalla Famiglia del Doge Giovanni Soranzo e più volte ampliata. Circondata da uno splendido parco, progettato dal veneziano Giuseppe Jappelli, all'interno conserva notevoli decorazioni ad affresco ed un sontuoso scalone progettato a metà settecento all'Architetto Andrea Zorzi. Lungo la strada che conduce verso Castelfranco Veneto sorge Villa Dolfin - De Ferrari, costruzione del XVII secolo con interni riccamente decorati con stucchi ed affreschi. È abbellita anche da un elegante oratorio. Proprio in centro, invece, sorge Villa Orsini, già sede dei Carabinieri, delle Scuole medie e della biblioteca comunale, è oggi adibita ad usi culturali. Il salone centrale del piano nobile è decorato con interessanti affreschi allegorici di scuola tiepolesca. La Repubblica Serenissima, sempre molto attenta alla gestione dell'idrografia del suo entroterra, costruì nel territorio comunale di Scorzè ben quattro mulini, tre nel Capoluogo e uno nella frazone di Cappella. I tre edifici sono il Mulino Todori, che si trova nelle vicinanze di un'area verde di proprietà comunale denominata "Oasi Todori", il Mulino Pamio ora Michieletto, situato anch'esso lungo il corso del fiume Dese in Via Canove e il Mulino "Bonotto" che ora ospita ora una struttura alberghiera.

Martellago

Martellago è un comune di 20.401 abitanti della provincia di Venezia, situato alla periferia di Mestre. Probabilmente civilizzata sin dall'età paleoveneta, la zona, compresa nell'agro Altinate, fu abitata in epoca romana, come testimoniano i rinvenimenti riguardanti monete, una medaglia, una lampada funebre e un pozzo circolare. In seguito alle invasioni barbariche l'insediamento fu spostato più a sud, dove è l'attuale. Favorevole la vicinanza con la strada Castellana, che tutt'oggi lo attraversa, che rappresentava una delle maggiori vie commerciali tra Venezia e l'entroterra. Il primo documento scritto è però del 29 aprile 1085 e riguarda una donazione al monastero di Sant'Eufemia che qui sorgeva. Martellago divenne poi un castello dei Trevigiani amministrato dai Martellaci, donde il nome del paese. Seguì le vicende della Marca sino all'arrivo della Serenissima che fece decadere la locale signoria dei Tempesta di Noale. Tra il XV e il XVIII secolo la campagna di Martellago fu apprezzata da diverse famiglie patrizie che qui eressero le loro residenze. A partire dal Cinquecento, la parrocchia fu divisa nei colmelli di Martellago, Martellago Sopra Dese, Martellago di Boschi di Cegia, Martellago di Prè. Con la caduta di Venezia del 1797, Martellago seguì le sorti del Veneto e passò ai Francesi, agli Austriaci ed infine al Regno d'Italia.

Spinea

Spinea è un comune di 25.917 abitanti della provincia di Venezia. Le prime notizie certe sulla storia più antica del territorio di Spinea risalgono alle tracce lasciate dalla colonizzazione romana. Per il periodo precedente non è comunque da escludere l'esistenza di insediamenti della civiltà dei Veneti, i quali avevano esteso il proprio dominio su tutta la regione (che da essi prese il nome di Venetia), fondando numerose città, tra cui Altino. Il territorio di Spinea, costituito da sedimenti deposti dai fiumi, era percorso da numerosi corsi d'acqua (fiumi di risorgiva, fiumicelli e scoli); il più importante di questi era il fiume Muson, che era una facile via di comunicazione dal margine lagunare verso l'interno. Per contro, data la grande quantità di sedimenti trasportati e il basso livello della campagna, questi corsi d'acqua finivano spesso col provocare alluvioni e col formare zone acquitrinose e paludose (delle quali rimane traccia in molti nomi di località ancora esistenti o ricordate dalle fonti), quali il Mercuriago, lago sacro al dio Mercurio, nei pressi della località Villafranca, nel territorio dela frazione di Crea. Crea era [senza fonte]uno scalo di merci romane lungo il fiume Muson nell'entroterra lagunare; alcuni studiosi [senza fonte]dell' Umanesimo facevano riferire il nome all'isola di Creta, con riferimento alle origini di Padova e al mitico eroe troiano Antenore, che, profugo da Troia, avrebbe sostato nell'isola dell' Egeo.

Dopo la conquista di Altino, i Romani destinarono alle coltivazioni gran parte dei territori circostanti. Era infatti consuetudine romana quella di centuriare le zone coltivabili già possedute o via via conquistate, destinandole ai coloni del luogo e agli ex legionari; nel nostro caso ai veterani che avevano combattuto con Giulio Cesare nelle campagne di Gallia e di Germania. I terreni fertili venivano divisi in appezzamenti rigorosamente uguali (generalmente particelle quadrilatere o rettangolari) delimitati da strade appositamente tracciate che portavano il nome di decumani (quelli che andavano da est a ovest) e di cardini (in direzione nord-sud). Questi limites (linee di confine, assi viari e canali) si intersecavano ad angolo retto e ricoprivano coi loro intreccio tutta la zona interessata dalla centuriazione, costituendo il graticolato romano.

Il fiume Muson costituiva il confine tra l'agro centuriato Patavino, tuttora conservato in buone condizioni, e l'agro Altinate, al quale si sono in parte sovrapposti, in periodo successivo, l'agro di Treviso e l'agro di Mestre. I diversi graticolati, dovevano peraltro adattarsi alla situazione territoriale, all'idrografia e ai centri abitati preesistenti; presentano quindi dimensioni delle particelle e orientamento diversi l'uno dall'altro rispetto allo schema teorico tipico (i cardini dell'agro Altinate sono inclinati verso est di circa 15' rispetto a quello di Padova). Il territorio di Spinea era la zona di intersezione tra i due graticolati ad orientamento diverso e il tracciato viario veniva ad assumere un andamento a lisca di pesce o spina dal quale può derivare il toponimo di Spinea (o Spineta-Spineda), come avvenuto per l'isola lagunare veneziana di Spinalonga, ora Giudecca. Tratti della centuriazione sono ancor oggi riconoscibili nelle attuali vie Luneo, Rossignago, Frassinelli, Asseggiano. La via Miranese che percorre Spinea era allora la principale strada di terra tra Mestre e Padova, secante il borgo di Mirano e congiungentesi alla strada Padova-Treviso (noalese). Comunque il commercio lungo tale arteria era assai sporadico essendo molto più semplice il trasporto fluviale via naviglio Brenta.

Crea, oltre che uno scalo di merci romane sul fiume Muson, era probabilmente un centro di estrazione dell'argilla (creta, in veneto crea) e di lavorazione della ceramica, a servizio delle necessità edilizie del graticolato romano. Anfore, basamenti marmorei, cotti e frammenti di tegole, rinvenuti, ne sono la testimonianza. L'arrivo dei "barbari", nel V secolo, mise fine alla civiltà romana, causando la fuga delle popolazioni verso la laguna e la decadenza delle città della terraferma, quali Altino e Concordia; anche la campagna circostante (l'ager) subì un grave tracollo: i campi, non più coltivati, si trasformarono ben presto in boscaglie e paludi; anche la zona di Spinea diventò in poco tempo terra dimenticata ed incolta. Alle scorrerie degli Unni (nel 452), seguirono gli Ostrogoti, il cui regno, verso la metà del VI secolo, fu sbaragliato dai Longobardi. Due secoli dopo saranno i Franchi ad imporre la propria presenza, che, assai forte nei primi decenni, andrà via via affievolendosi, fino a spegnersi del tutto verso la metà del IX secolo. Alla dominazione dei Franchi si rifà generalmente il culto a San Leonardo Abate, cui è dedicata la regola di Orgnano. Nel suo territorio si trova l'antica chiesa di Santa Maria Assunta, nella via Rossignago. Il primitivo edificio di S.Maria Assunta sorse nel X-XI secolo, quale chiesa matrice del territorio di Spinea, dotata di fonte battesimale e soggetta direttamente alla giurisdizione del Vescovo di Treviso. Successivamente l'usura dei tempi ed i danni provocati dai vari eserciti che hanno transitato e si sono scontrati nel territorio spinetense, in particolare nella battaglia di Orgnano (1320), ne causarono la distruzione pressoché totale tanto che presto se ne perde quasi completamente memoria. Ricostruita quasi dalle fondamenta e portata a nuova esistenza nel 1382 per volere del Vescovo Pietro da Baone, si trasforma ben presto in chiesa campestre e centro di culto mariano. Sia pur danneggiato, notevole è l'affresco della Madonna della rosa, attribuito a Federico Tedesco.

Noale

Noale è un comune di 15.619 abitanti della provincia di Venezia. La cittadina di Noale sorge in un'area fertilissima al centro del triangolo formato dalle città di Treviso, Venezia e Padova, ed è ben collegata con tutti i centri ed i paesi circostanti.

Nonostante i numerosi reperti archeologici che testimoniano la presenza umana sin dall'età del ferro, Novalis (che significa "terra di nuovo utilizzo") sorse solo dopo l'anno mille come avamposto militare di Treviso. presso l'antico confine con la città rivale di Padova. Nel XII secolo la fortezza divenne il centro della signoria dei Tempesta. Questi erano legati ai vescovi di Treviso, in quanto avogari cioè amministratori dei beni temporali della diocesi e seguirono le sorti della città. I Tempesta terranno Noale sino alla fine del Trecento, salvo la breve parentesi degli Ezzelini (1245-1260) e dei Carraresi (1381-1388). L'avvento della Serenissima (1339)diede a Noale una capitaneria e in seguito, estinti i Tempesta, una podesteria, che rimarrà sino alla caduta di Venezia nel 1797. Passata ai Francesi, la città divenene comune e divenne capoluogo di un distretto sotto gli Austriaci. Nel 1848 subì un declassamento amministrativo in quanto città natale del patriota Pier Fortunato Calvi. Nel 1866 passò con tutto il Veneto al Regno d'Italia, passando in seguito dalla provincia di Vicenza a quella di Padova e infine a quella di Venezia.

La rocca risale al XII secolo, essendo stata costruita a cavallo della direttrice Camposampiero-Mestre, a forma di quadrilatero irregolare, dai Tempesta, allora signori di Noale. Fu utilizzata per scopi militari fino al 1763 e divenne camposanto dal 1819 fino al 1983. All'interno della cinta muraria si elevano la chiesa e le abitazioni dei cittadini. Fanno parte del complesso le grandi porte d'ingresso al centro storico munite di merlature, più note come Torre dell'Orologio e Torre delle Campane. Il palazzo Negro, in piazza castello, è una costruzione dell'inizio del XV secolo ed ha subite molte modifiche nel corso dei secoli. Il recente recupero della facciata ha evidenziato decorazioni vivaci e a forte cromia. I decori risalgono al quattrocento e appartengono a una felice mano di scuola veneta. All'interno si trova una decorazione parietale ripetitiva del tardo quattrocento di grande raffinatezza. Tra gli altri numerosi edifici di pregio, sono da menzionare Palazzo Soranzo-Scotto, edificio del XVI secolo ora adibito a biblioteca comunale e Palazzo della Loggia, splendida sede del Municipio. Nel crocevia appena fuori dalla Torre dell'orologio, sul quale si affaccia il già citato Palazzo della Loggia, si trova la colonna della Pace, eretta nel XVI secolo ad opera dell'artista veneziano Paolo Pino.

Mirano

Il territorio di Mirano è pianeggiante (dai 6 a 12 metri slm) e si estende nell'area nord-ovest della Provincia di Venezia, in una posizione baricentrica rispetto ai tre capoluoghi di provincia: a circa 20 km da Venezia, 25 da Padova e 26 da Treviso. Si trova nel cuore del comprensorio del Miranese, che comprende storicamente altri sei Comuni: Martellago, Noale, Salzano, Santa Maria di Sala, Scorzè e Spinea. Il paesaggio si presenta con le caratteristiche del territorio pianeggiante della campagna veneta con i segni rurali ed urbani frutto dei secoli trascorsi: dalla urbanizzazione romana con il graticolato romano (grandi appezzamenti baulati divisi da siepi e percorso da lunghe strade rettilinee che s'intersecano ad angolo retto), alle opere di regolamentazione delle acque del fiume Muson del periodo della Repubblica di Venezia e alla presenza di ben 36 ville e parchi edificate dalla nobiltà veneziana tra il Seicento e il Settecento. Il toponimo, anticamente Miranum, deriverebbe da mira cioè "specola", "osservatorio" e condivide l'etimo con la vicina Mira. Il riferimento sarebbe ad un torre di avvistamento romana, posta a salvaguardia del territorio bonificato e poi segnato dal graticolato (31 a.C.) opera dell'imperatore Augusto. Testimonianza di ciò è, oltre all'attuale impianto stradale che ricalca le antiche geometrie, il toponimo della strada Desman che indica l'antico decumano massimo, congiungete il territorio del comune di Mirano (frazione di Zianigo) a San Giorgio delle Pertiche. Dopo la caduta dell'impero Romano e le conseguenti distruzioni barbariche il territorio miranese fu riorganizzato da Vitaliano Primo da Padova, un legionario fedele all'impero romano d'Oriente. Nel 588 vi fu l'assedio di Padova da parte dei Longobardi con il coinvolgimento di Mirano e successivamente il territorio passò in proprietà ai Collalto, signori longobardi, che lo aggregarono ai loro possedimenti (zona di Susegana, provincia di Treviso).. Nel 972 l'imperatore Ottone I, elargisce al vescovo di Frisinga alcuni beni del miranese e concede il diritto di macellazione lungo le rive il fiume Muson da qui la probabile origine del toponimo "Scortegara" in località della frazione di Zianigo. Nel 1008 il territorio della frazione di Ballò viene infeudato da vescovo di Treviso. Nel 1117 l'abate Pietro dell'Abbazia Sant'Ilario di Venezia acquistò dai Conti della Marca Trevigiana, Arsedisio e Vidotto di Collalto, alcune zone del miranese. Nel 1152 la bolla di papa Eugenio III indirizzata al vescovo di Treviso attesta l'esistenza della chiesa San Michele di Mirano e la chiesa di Zianigo. Nel 1170 le pievi di Ballò e Scaltenigo risultano suffraganee dell'antica pieve Borbiago. Nel periodo dello splendore comunale della città di Padova, Mirano ritornò nuovamente sotto l'influenza patavina provvedendo alla costruzione di un castello a propria difesa . Nel 1229 Mirano fu oggetto alle scorribande degli Ungari, e alle lotte fra Padova e Treviso. Dal 1237 al 1256, fu sottomessa alla tirannia di Ezzelino III da Romano.

Nel 1272 Mirano tornò sotto il governo del libero comune di Padova, che provvide ad una nuova fortificazione del paese con un presidio di 300 fanti e 200 cavalieri. Nel 1303 Bolzonella, unica figlia ed erede del conte Pietro da Peraga (famiglia), portò in dote al conte Badoero, potestà di Padova, vari possessi terrieri, fra cui Mirano. Tra il 1319 e il 1320 Cangrande della Scala, in guerra contro Padova, assalì e distrugge completamente il castello di Mirano. Le uniche tracce di quel periodo sono rimasti solo i toponimi "Castellantico, Bastia Entro, Bastia Fuori". Nel 1325 il territorio di Mirano ritorna proprietà della famiglia di Filippo da Peraga (famiglia). Nel 1331 il castello di Mirano viene occupato dai veneziani ma nel 1337 ritorna sotto il controllo di Padova. Nel 1403 Mirano cadde in mano alle milizie veneziane. Dal 1405, con la conquista di Padova da parte della Serenissima, Mirano e il suo territorio fu assoggettato alla Repubblica di Venezia fino alla sua caduta (1797).

Il 6 settembre 1477 il Senato della Repubblica di Venezia decretò e autorizzò il mercato del lunedì e la Fiera di San Matteo per i giorni di 21-22-23 settembre; ora la Fiera viene svolta alla domenica seguente il terzo sabato del mese di settembre.

Nel 1509 Mirano subì le devastazioni dell'esercito imperiale durante le guerre della Lega di Cambrai. In questo periodo il miranese Alvise Dardanio diede un contributo indispensabile alla riconquista di Padova da parte della Repubblica di Venezia e perciò fu ricompensato dal Senato con l'onorificenza di Cancelliere Grando, massima carica della Serenissima per un cittadino non nobile.

Nel 1612 la Serenissima terminò l'escavazione del Canale Taglio , un'opera di grande ingegneria idraulica: un canale pensile e rettilineo, per convogliare le acque, dal Bacino inferiore di Mirano del fiume Muson Vecchio a Mira (VE) nella Riviera del Brenta. La parola "Taglio" deriva dal fatto che il canale è stato escavato con una direzione perpendicolare al naturale deflusso delle acque verso la laguna di Venezia dei canali Pionca, Comunetta, Cesènego, Lusore, Menegon e il fiume Tergola, che furono convogliate con la costruzione di altrettanti sifoni in pietra sottostanti al letto del "Taglio". Successivamente la Serenissima proseguì i lavori, col nome di canale Taglio Nuovissimo ,da Mira Taglio per tutta la conterminazione lagunare fino a Chioggia. Il canale Taglio rese così Mirano un importante capolinea della navigazione fluviale veneziana. Questo collegamento fluviale del Taglio favorì il suo sviluppo industriale e commerciale dal periodo successivo all'unione del Veneto (1866) al Regno d'Italia fino all'epoca dei trasporti su strada.

Nel 1766 la Serenissima censiva 5161 abitanti ripartiti su 1036 famiglie così suddivise: Mirano capoluogo (497), Campocroce di Mirano (125), Scaltenigo (129), Vetrego (62), Ballò (62), Zianigo (181). Il domino veneziano portò, soprattutto nel XVII - XVIII secolo, un lungo periodo di pace durante il quale Mirano diventatò Vicaria e raggiunse il suo massimo splendore. In quel periodo furono costruite, con un grande potenziamento dell'agricoltura, una trentina di ville aristocratiche, di case padronali e rurali, che ancor oggi esistenti.